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IL MIO PUGNO E’ SALDO

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Qual è il significato di una SCELTA? Essere coerenti può significare essere rigidi? La scelta è compatibile col COMPROMESSO? Qual è l’atteggiamento più giusto da tenere di fronte al sopruso?
Queste riflessioni abitano il mio cuore e la mia mente in questo tempo complesso che ci è dato vivere, alla ricerca di risposte. Cerco ispirazione tra le pagine di “Lettere dal carcere”, un libro vivo, capace di riaccendere la fiamma anche dei cuori più induriti, congelati.
“Non farti mettere in agitazione dal caos dei nostri affari familiari e dalle difficoltà che incontriamo nel comunicare tra noi in maniera ufficiale e aperta. Questa è una fase della nostra vita che passerà e noi saremo ancora qui e magari diventeremo più forti. C’è stato un tempo in cui esperienze come questa mi avrebbero sconvolto: ora le posso affrontare mantenendo la calma. Lotta con tutta la tua forza. Il mio pugno è saldo”.
Con queste parole piene di amore, coraggio e forza Nelson Mandela scrive alla moglie, che può incontrare per un’ora solo ogni sei mesi, dal carcere di massima sicurezza in cui resterà per 27 anni della sua vita, subendo ogni sorta di maltrattamento, ingiustizia, privazione della libertà personale e dei diritti fondamentali umani.
Sono parole, direi, capaci di scuotere anche lo spirito più addormentato.
Scegliere deriva dal verbo latino ex-ligere, ex: da + eligere: selezionare, preferire. Si può notare come l’etimologia della parola richiami immediatamente l’azione di una cernita, di una separazione di qualcosa da qualcos’altro che invece viene scartato, lasciato da parte.
Una scelta è una scelta, per suo natura è dritta, definitiva, assoluta, categorica. Se scelgo prendo una e una sola direzione. Se scendo a compromessi posso raccontarmi la ‘favola bella‘, posso raccontarmi che ‘ho dovuto’, che ‘non avevo scelta’, che ‘sono stato costretto’,  ma la cruda verità è che qualsiasi azione è frutto di una scelta, sempre scegliamo, in nessun caso “non abbiamo scelta”, se muovo un passo è perchè lo scelgo, se sto zitto è perchè lo scelgo, se respiro è perchè lo scelgo (non mi oppongo quindi scelgo).
Di fronte a qualcosa che aborriamo, dopo aver cercato invano di modificare/migliorare la situazione, ci si presentano sempre 3 possibilità: opporsi, sottomettersi, andarsene.
Tutte e tre queste azioni sono scelte. Alla base della Vita stessa c’è la VOLONTA’.
Sarebbe da aprire un altro interessante capitolo per comprendere a quale volontà di volta in volta l’uomo attinga per compiere le sue azioni, se alla Volontà in sintonia con le leggi cosmiche, quella che gli fa volere ciò che è suo dovere fare, o a quella volontà egoica del piccolo Io, frutto di condizionamenti famigliari, sociali, culturali, politici, ecc…Ma questo è un altro discorso. Mi limito a dare degli input, il più possibile irriverenti, che rompano vecchi schemi, che mettano in crisi, in discussione, su cui ognuno possa riflettere, indagare dentro di sè.
E’ importante che ognuno si riappropri velocemente del proprio potere personale, della consapevolezza di essere egli stesso l’artefice della propria vita,  e di avere la totale responsabilità della stessa. Uscire dall’archetipo della VITTIMA è il primo imprescindibile passo per iniziare a cambiare le cose quando non ci piacciono.
Dunque, una scelta è tale quando è totale, quando non ammette eccezioni. Una scelta morbida, che contempla postille, clausole, casi particolari è una scelta debole, codarda e forse anche un pò ipocrita; è una voce che bisbiglia quando potrebbe urlare, è uno sguardo che si abbassa, quando potrebbe bruciare di fuoco, è una mano che chiude una porta, mentre l’altra la riapre.
Integralismo? RIGIDITA’? NO, si tratta di COERENZA. C’è una sostanziale differenza tra rigidità e coerenza.
La prima inerisce all’ esteriore, perciò è intransigente, cieca e spesso stupida.
La seconda scaturisce da un dictat interno, è una sorta di sentire, un imperativo categorico.
La coerenza, come ben ha spiegato il Maestro Sathya Sai Baba, si sviluppa sempre su tre livelli: PENSIERI, PAROLE, AZIONI.
Chiediti sempre: “Penso ciò che dico? Faccio ciò che penso”?
Se la mia determinazione e decisione a compiere una scelta derivano da una norma esteriore, da una fede, da un credo, da una legge che non ho interiorizzato e fatta mia al 100% o tanto peggio da un qualche tipo di paura, la mia scelta sarà rigida, estremista, cieca, esasperata, addirittura fanatica. Questo genere di scelte, mancando di un radicamento interiore, sono le più pericolose: la persona diventa intollerante verso qualunque scelta diversa dalla sua, in quanto questa viene vista come una minaccia alla sua stessa scelta.
Ma non c’è vera libertà dove ci sono paura e rabbia, bensì bisogni, limiti, dipendenza e condizionamenti. (Io sarò libero, sano, protetto, felice, ecc… solo quando anche tu farai la mia stessa scelta ).

Quando agisco in connessione con il mio Maestro interiore mi sento forte, determinato, fermo e pienamente a fuoco, ma nello stesso tempo posso rimanere calmo, non ho bisogno di infiammarmi, nè di entrare in reazione emotiva, nè di incancrenirmi sulle mie posizioni. All’esterno potrò apparire addirittura morbido nel senso di accogliente e comprensivo verso chi la pensa in modo diverso, verso chi mi attacca o deride, senza tuttavia modificare minimamente la mia posizione. Sono a mio agio e sicuro, indipendentemente da ciò che fanno o pensano o dicono gli altri al riguardo.

Questo conseguimento nel Taoismo ha il nome di SBARRA DI FERRO NEL COTONE, incrollabili nella centratura, fedeli allo Spirito, uniti a Lui, solidi come il ferro, ma morbidi come il cotone nel comportamento.
Normalmente l’uomo comune presenta esattamente l’inversione di queste condizioni: è duro, corazzato, “tutto d’un pezzo”, rigido all’esterno, nelle sue abitudini, credenze e opinioni, ed è molle all’interno, incoerente, pieno di paure, privo di una stabilità emozionale, di una centratura, la sua anima manca della vera forza che deriva dalla connessione allo Spirito, non è che una piccola e flebile fiammella in balia di qualunque tempesta.
Se desideriamo un reale cambio di coscienza dobbiamo in primis vincere sui nostri istinti e sulle nostre personali paure.
Prima di infiammarci contro il governo o i nemici esterni sarebbe bene guardarsi dentro.
La guerra è dentro, è sempre stata dentro, come è ben raccontato nell’antico poema epico indiano Mahabharata, in cui viene narrata la guerra di Kuruksetra tra le due famiglie i Pandava e i Kaurava, guerra che altro non è che una metafora della lotta che si svolge all’interno di ogni uomo tra le sue parti in luce e quelle in ombra.
Il mondo fenomenico, con le sue apparenti ingiustizie e brutture  manifesta magistralmente il nostro mondo interiore.
Parallelamente alla resistenza fuori, se uno vuole farla, è indispensabile prima di tutto una resistenza interiore alle proprie reazioni, saper stare calmi nella tempesta, non essere reattivi, bensì consapevoli, saper dominare le proprie emozioni, essere presenti.
Solo così si diventa davvero forti e indistruttibili, non certo con 4 manifesti urlati a vanvera ripetendo a pappagallo slogan d’effetto.
Tanti di questi tempi parlano di Gandhi e della lotta pacifica che portò avanti contro il governo inglese. Al di là delle belle parole, da come si comportano nei fatti sembrano ignorare però il significato autentico di AHIMSA ( non violenza ) e SATYAGRAHA (disobbedienza civile) : la prima non significa semplicemente non impugnare armi e reagire pacificamente, sedendosi davanti a dei soldati. Ahimsa è il vero distacco interiore alle cose del mondo, è non-attaccamento, è il saperle vedere nella loro illusorieta’, saldi e con una fede incrollabile nello Spirito. Questa ahimsa è la vera libertà.
Allo stesso modo Satyagraha etimologicamente significa “insistenza sulla Verità“, riguarda quindi più uno stato interno, di ricerca di verità e coerenza con se stessi, che poi desidera espandersi e propagarsi anche nel mondo là fuori.
Si rimbocchino le maniche tutti allora, siamo tutti Guerrieri di Luce,  nuovi templari, scendiamo prima che in piazza dentro di noi a combattere la vera battaglia, quella con le nostre ombre. Occorre da parte di tutti un serio LAVORO SU DI SE’. C’è bisogno di gente solida, ponderata, incrollabile nello spirito, capace di affrontare le proprie paure fino in fondo, senza scappatoie, senza incantesimi.
Basta con questa storia che la meditazione è un’alienazione dalla realtà, e che per farla occorre stare in silenzio, seduti, e simili altre cavolate.
LA MEDITAZIONE E’ AZIONE! E’ UN MODO DI ESSERE, E’ IMPRESCINDIBILE DALLA VITA CONCRETA, ANZI NE E’ LA MATRICE.
Il mio pugno è saldo, e il vostro?
Franca Soavi
Foto: Lars Nissen
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Commenti

  1. Anna Giaroli  agosto 15, 2021

    Grazie Franca per la chiara Luce di consapevolezza che diffondi. Condivido pienamente, anche per me il grande richiamo in questo tempo di continuo martellamento di infinite voci è ad andare all’interno, per ascoltare la Verità che parla al mio cuore e alla mia mente … nel silenzio

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