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DANZARE L’INFINITO

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Avvicinarsi in punta di piedi alla DANZATERAPIA 

di Valentina Bugli, Danzaterapeuta clinica

La danza nelle culture primitive e in diverse culture ancora oggi vive nel mondo assume una funzione sociale, curativa e conoscitiva. Se ci pensiamo da neonati tutte e tutti comunichiamo attraverso il corpo e il suo linguaggio che, crescendo, andiamo piano piano integrando e sostituendo con il linguaggio verbale.

La Danzaterapia ci aiuta a recuperare le valenze relazionali, esplorative, comunicative del movimento, proponendo percorsi di conoscenza di sé e di cambiamento rivolti a tutte e tutti, a prescindere dalle abilità fisiche, psichiche, sociali.

Dentro questa tecnica a mediazione corporea, motoria e artistica, ogni persona trova il suo personale “Sì, puedo” di cui l’argentina Maria Fux, esponente storica e vivente di questa disciplina, parla nella sua biografia: ognuna e ognuno di noi può danzare, come può e come vuole, trovando il proprio modo di muoversi, includendo eventuali patologie fisiche, sensoriali, psichiche. La danza è terapeutica perché si ancora alle parti sane della propria essenza, consentendo a ciascuna e ciascuno di noi di potere fare fronte alle sfide che il qui e ora ci presenta. Nella Danzaterapia ogni limite di cui ciascuno è portatore e portatrice è letto come risorsa su cui appoggiarsi e da cui partire per generare il cambiamento.

Mi sono diplomata in questo maggio 2020, proprio durante il lockdown, dopo tre anni di scuola a Milano (Lyceum Academy), in cui ho approfondito il lavoro con bambini, adulti con disabilità fisica e psichica, persone con dipendenza patologica. Sono quindi una Danzaterapeuta Clinica, in attesa di formalizzare la mia iscrizione all’elenco nazionale dei Danzamovimentoterapeuti Italiani (APID, febbraio 2021). Danzaterapia Clinica, quindi, dove per Clinica intendo la capacità di osservare in profondità e definire e ridefinire gli obiettivi del lavoro per ogni singola persona e per il gruppo che si ha davanti. Osservare significa dunque agire un’azione terapeutica specifica, intenzionale e intenzionata, rispetto a ciò che sto osservando in conduzione. Ogni percorso che accompagno è calibrato, differenziale, specifico. Ogni persona è osservata nello specifico del suo corpo/mente, delle sue abilità e dei suoi limiti/risorse nel qui e ora della sessione.

Ma quali sono le componenti di questa Danzaterapia Clinica e più in generale di percorsi di Danzaterapia o di Danzacreativa? Quali gli ingredienti da mescolare con sapienza e pazienza, a seconda del gruppo e delle persone presenti?

Innanzitutto il SETTING: luogo, tempo e relazione fanno il Setting in Danzaterapia. Il luogo è accogliente e pulito, sufficientemente luminoso, dove ci si possa sentire liberi e al contempo protetti. Come dice Chandra Livia Candiani, il Setting è un “rifugio”a cui appartenere, in cui sperimentare liberamente anche parti di Sé poco conosciute o mai abitate.

“C’è qualcosa di geografico nel rifugio, come con un paese, una città, un mondo, è mio nel senso che gli appartengo: mio paese, mia città, mio mondo non luogo che mi appartiene ma a cui appartengo. Provvisorietà̀ e rinnovamento costante del legame: ti chiedo ospitalità̀, accoglimi.” (Candiani 2018, p. 30)

Il secondo ingrediente sono le MUSICHE: scelte mai a caso, sono stimolo e contenitore del percorso Le Musiche sono parte integrante della proposta e mai casuali: scelte non perché appartenenti a uno specifico genere o mondo musicale bensì perché adatte al lavoro, le Musiche sono parte integrante del rituale della sessione e sostengono e integrano il lavoro.

Terzo ingrediente sono le PAROLE MADRI, parole cinetiche che generano il movimento,lo fanno nascere, senza spiegarlo ma indicandone le possibilità. Sono parole o semplici frasi che utilizzano il discorso diretto e contengono l’azione che si vuole proporre e la sua qualità. Le Parole Madri aiutano il terapeuta a Osservare Clinicamente, e al contempo sostengono chi fa l’esperienza a pensare con il corpo, senza attivare – o attivando il meno possibile – il livello cognitivo. Come Danzaterapeuta cerco di lavorare alla poesia della conduzione, cercando io per prima di pensare con il corpo, di cercare dentro di me, nelle mie profondità, parole che aprano possibilità, immaginari, sguardi.

Quarto ingrediente sono gli OGGETTI STIMOLO e gli STIMOLI IMMAGINATIVI. I primi sono oggetti d’uso quotidiano (stoffe, foulard, corde, fili, elastici, bacchette di legno…) che portano dentro qualità che possono essere messe a disposizione dei partecipanti:sono leggeri o pesanti, sono rigidi o elastici, sono supporti fissi o mobili, sono morbidi o rigidi… Le qualità degli oggetti e le loro caratteristiche fanno da specchio alle possibili qualità corporee e mentali.Gli Stimoli Immaginativi sono metafore o ampi simboli che consentono a ciascun partecipante di inquadrare ciò che fa nella danza. Sono delle immagini/contenitore dentro cui ciò che si fa avviene in una dimensione non verbale, che apre alla creatività del corpo e di ciascuno.

Tutti gli ingredienti descritti sono dosati a garanzia che durante l’incontro possa accadere, tra i partecipanti, l‘IMPROVVISAZIONE nel movimento. I e le partecipanti, come singoli e come gruppo, sono accompagnati delicatamente dentro la sessione, in un susseguirsi ciclico di elementi che agevolano una graduale immersione nella sessione e una altrettanto graduale fuoriuscita. Al centro della sessione si trova la parte più delicata, quella dove lo stato di immersione può essere maggiore, dove ogni partecipante è portato a vivere, danzando, lo Stimolo Immaginativo e a utilizzare gli Oggetti Stimolo senza l’intrusione del pensiero. È questo momento profondo, protetto e sommerso, in cui tutti i partecipanti possono aprirsi all’Improvvisazione, ovvero al susseguirsi contemporaneo di stimolo coreografico e movimento, in cui l’uno indirizza l’altro e viceversa: la conduttrice offre uno stimolo, i partecipanti lo assaggiano e lo fanno loro, trasformandolo in corpo che vibra, reagisce, si muove, si trasforma, danza; la conduttrice agisce un altro stimolo e così via, fino alla delicata chiusura del lavoro di improvvisazione.

Prima che prendesse il via la mia formazione come Danzaterapeuta Clinica ero convinta che l’Improvvisazione fosse una tra le esperienze di movimento più complesse da attraversare per chi non avesse già studiato alcuna tecnica di movimento. Osservando poi come le persone, tutte – anche e soprattutto quelle che non hanno mai frequentato corsi di danza o percorsi sul movimento – sperimentano l’Improvvisazione dopo un solo incontro di Danzaterapia Clinica, mi sono ricreduta. Se accompagnate all’interno di un’esperienza rituale, precisa, garantita, sicura, e con le dovute precauzioni artistiche, le persone, tutte, di tutte le età, con o senza deficit motori, psichici, problematiche psicologiche o psichiatriche di varia natura, si abbandonano all’improvvisazione, esperienza dalle origini antiche, sacre, catartiche. Attraverso la Danzaterapia Clinica e più in generale tutta la Danzaterapia che affonda il proprio lavoro nella libera improvvisazione, è possibile tornare al valore sociale della Danza, al suo prendere parte, in quanto processo artistico incarnato, del qui e ora del processo di scoperta, racconto e cambiamento della piccola società in cui si è inseriti.

Valentina Bugli

 

INFO: Lezioni individuali e di coppia previo appuntamento

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