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Specchio (servo) delle mie brame

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Quando manca internamente la capacità di gestire, ordinare, disciplinare, accettare le proprie pulsioni, ecco che l’Io proietta fuori di sè la propria funzione superegoica e crea, a seconda, un genitore, un gendarme, un dio punitivo.

Tutto ciò che non riesco a fare dentro, lo metto in scena fuori.
Se mi sento in errore, ma non sono capace di emendarmi, cercherò una punizione fuori per pareggiare i conti.

Se mi sento in colpa, ma non sono capace di perdonarmi, cercherò un dio che mi perdoni.

Se mi sento sporco, ma non sono capace di pulirmi, inizierò una caccia personale per trovare qualcuno su cui scaricare la mia immondizia, lo isolerò, etichetterò, rinchiuderò e in ultimo lo distruggerò, così finalmente sarò salvo.

Ciò che accade fuori mi riguarda in un modo molto più intimo di quanto si pensi. Esso è infatti lo specchio della mia coscienza, la sua stessa rappresentazione.

Proiettare rafforza una visione di realtà dualistica, fatta di illusione, separazione e sofferenza infinita.

Riprendersi ciò che si è sputato fuori, integrarlo come necessaria e feconda ombra della Luce concorre a ricomporre Chi siamo veramente: Realtà Una intessuta di LuceOmbra che accoglie il due come propria manifestazione.🤩

Franca Soavi

 

Foto di Lars Nissen

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